Lo scultore del villaggio

Chi è ospite di Villa Mangigny ha occasione di incontrare le persone del villaggio, che ogni tanto ci vengono a fare visita. Arrivano la mattina, solitamente presto e dicono "Ou dì" (scritto come si pronuncia e che significa: c'è qualcuno?). Possono arrivare le donne che vendono la frutta, uomini che vendono il pesce oppure artisti locali, che propongono le loro opere.

E' il caso dello scultore del villaggio, soprannominato dai locali "Zukaney" (scritto come viene pronunciato), sempre sorridente,magro magro, solare e con qualche idea da realizzare. Il suo soprannome significa "grande amico, amico di tutti". Affascinante il suo racconto di come crea le sue opere: va spesso a camminare nelle rigogliose foreste limitrofe e quando trova un tronco o del legno, solo guardandolo inizia a immaginare nella sua mente quale forma potrebbe creare: "è come se vedessi la scultura emergere dal pezzo di legno", nelle sue parole. Si è occupato lui di tutte le sculture presenti a Villa Mangigny. La sua  casa la si raggiunge facilmente, camminando lungo la via che va alla spiaggia, passando dal villaggio. La si riconosce facilmente, per le sculture che la circondano. Oltre ad essere un famoso scultore, Zukaney è anche musicista-ballerino e  all'imbrunire passando dalla sua dimora lo si sente suonare  la chitarra e cantare qualche canzone locale insieme al suo complesso, che spesso ci allieta nelle serata cabaret con il ballo del coccodrillo, di cui sicuramente parleremo prossimamente.

Questa estate Zukaney non lo vedevamo da qualche tempo, poi è arrivato un giorno con una scultura di donna. Ci  ha spiegato che la vendeva a 100.000 ariary. Era molto preoccupato, aveva bisogno di soldi per poter pagare le cure della figlia ricoverata a Tana. Il prezzo era ovviamente buonissimo e sarebbe stato impossibile non comprarla. Abbiamo, inoltre, deciso di commissionare a Zukaney un'altra opera per arricchire una parete della casa. Spiegato la nostra idea e la simbologia collegata, il  nostro artista  ha guardato per qualche attimo la parete bianca, curiosamente ha preso le misure saltellando e gesticolando delicatamente, quasi fosse un suo rito danzante propiziatorio. Sorridente e risollevato dal nuovo lavoro e dal guadagno per le cure dalla figlia, ci ha salutato e ha iniziato a creare: una piroga con una famiglia, tutto in legno. Ogni tanto andavamo a trovarlo per assistere al procedere del lavoro e parlare un po' con lui di Michelangelo, artista che ama profondamente. 

E' questo il Madagascar che speriamo di farvi conoscere: quello delle persone locali con le loro vite vere e le loro storie di vita quotidiana, fatta di semplicità, di sorrisi  e di coraggio tra  le diverse difficoltà. Prima di partire: abbandonate gli schemi culturali, i pregiudizi e siate pronti con cuore e mente aperta all'incontro con l'altro. Questo è da mettere in valigia, subito. Ah no, dimenticavo: Zukaney vorrebbe avere un libro su Michelangelo. In caso qualcuno parta, mettete in valigia anche questo. Ovviamente per la consegna.. a mano!;-)

Scrivi commento

Commenti: 0